Storia della Lessinia

Una breve storia sulla antica terra della Lessinia, che ancora oggi ci offre una finestra sul passato tra antiche contrade, malghe, profonde valli, altipiani suggestivi, boschi magici.

La Lessinia è quasi un’unità a sé stante perché chiusa a nord dalla Valle dei Ronchi e dal Carega, a Est dalla Valle del Leogra, a Sud dal corso dell’Adige e ovest dalla Val Lagarina (val d’Adige).

Si estende per 800.000 km quadrati, conta 30.000 abitanti, 500 contrade e 84 Malghe.

Lessinia

È quindi un’unità a sé stante, solcata da numerosi valli che dagli alti pascoli scendono verso la pianura di Verona:

  • Valle di Fumane + Valle di Marano + Valle di Negrar che assieme formano la Valpolicella
  • Valpantena
  • Val Squaranto
  • Val di Mezzane
  • Val d’Illasi
  • Val Tramigna
  • Valdalpone
  • Val di Chiampo
  • Val dell’Agno

PREMESSA

L’affioramento nel vero senso della parola del territorio della Lessinia, assieme alla catena Alpina, Monte Baldo, inizia lentamente circa 65 milioni di anni fa e vede il suo termine intorno a 30 milioni di anni. Infatti tutto il territorio emerse dalle profondità delle acque di un enorme mare tropicale, caldo, ricco di flora e fauna chiamato TETIDE.
Sotto enormi spinte della Falda Africana che si scontrava con quella Europea, le terre emersero da questo mare dando vita alla catena delle Alpi, del Monte Baldo, della depressione del Lago di Garda e della Lessinia. (sotto il rio Paraiso c’è un’importante cava di Lignite(carbone) che si è formata all’interno della laguna sulla quale si erano formati degli isolotti tropicali ricchi di vegetazione)
Il territorio si caratterizza per la presenza di rocce sedimentarie e rocce vulcaniche. Acqua, ghiaccio e vento hanno nel tempo modellato il territorio, scavandolo, erodendolo ed oggi possiamo vedere grotte, voragini, sengie, affioramenti rocciosi come la Valle delle Sfingi. Il clima è sempre stato mite e temperato ed ha permesso la coltivazione della vite, dell’ulivo e delle ciliegie.
Fino ai 500 metri troviamo vigne, olivi, ciliege
Tra i 500-900 metri troviamo castagneti, querceti e più in alto la faggeta, che ha subito nei secoli scorsi una enorme disboscamento per fare spazio a prati d’alpeggio; troviamo poi abete rosso, larice, betulla e dai 1500 iniziano i pascoli dove troviamo arbusti di pino mugo, rododendro, mirtillo nero.
Esiste una grande varietà di fauna e flora: troviamo la volpe, il camoscio, il capriolo, lo scoiattolo, il ghiro, il toporagno.
Già in epoca preistorica (300.000 anni fa) ci furono insediamenti umani, i più importanti sono stati al ponte di Veja, riparo tagliente a Stallavena, riparo Salinas a Fumane e al Castelèr della Rocca ad Erbezzo.
Il territorio era selvaggio, gli inverni rigidi, giravano orsi e lupi affamati; nemmeno i Romani e Longobardi (antico popolo Tedesco) vollero avventurarsi su per le irte montagne, prive di strade; rimanendo invece in vale.
 
FOSSILI
Importante centro fossilifero è BOLCA, formatosi 50 milioni di anni fa quando tutta la Lessinia era sommersa da un mare tropicale caldo, ricco di flora e fauna. Sul fondo di questo mare si depositarono piante ed animali, che vennero poi sepolti da detriti, fango e calcare fossilizzandosi.
Si pensa che la veloce moria di flora e fauna possa essere causata da un avvelenamento delle acque dovute ad alghe microscopiche. I ritrovamenti effettuati a Bolca dimostrano il perfetto stato di conservazione dei pesci
 
STORIA
L’HOMO ERECTUS dopo aver vagato nel continente Africano circa 1 MLN anni fa, raggiunge l’Europa dove era presente un clima più mite. Tracce importanti dell’homo erectus di 500.000 anni fa furono trovate in Valpantena e Valsquaranto. Successivamente l’HOMO ABILIS inizia a lavorare la pietra, la scheggia prima da una parte e poi dall’altra; le usa per scavare nel terreno alla ricerca di radici. La pietra utilizzata è la SELCE e Riparo Tagliente a Stallavena è il sito più importante dove l’uomo preistorico lavorò la selce.
 
Da 100.000 a 35.000 anni fa il clima era molto freddo per via di nevi perenni a 1200 metri e dove era presente un antico ghiacciao. Circa 10.000 anni fa inizia il disgelo e le acque diedero vita al fiume Adige scaricando tonnellate di detriti a valle, ghiaia e rocce. La presenza quindi di un clima mite, del fiume e di selce permise all’uomo preistorico di vivere meglio, riparandosi in antiche grotte e ripari di roccia (grazie anche al controllo del fuoco). 
 
Intorno al 8.500 a.C. finisce l’ultima glaciazione ed il clima mite favorisce il rimboschimento di conifere e querce, obbligando l’uomo ad inventarsi nuovi metodi di caccia (come l’arco) per le piccole prede.
Le più antiche documentazioni della presenza umana in Valpolicella risalgono a 115.000 anni fa e cioè al Paleolitico Inferiore (ponte di Veja). 
Più abbondanti i rinvenimenti relativi al Paleolitico Medio (fino a 40.000 anni fa).
Meno frequenti i ritrovamenti del Paleolitico Superiore (da 40.000 a 10.000 anni fa).
Dell’Età del Bronzo (3500-1000 a.C.)abbiamo modesti reperti che tuttavia coprono l’intera era. 
I villaggi fortificati, detti anche Castellieri, sono da collocare in questo periodo. ritrovamenti avvennero in zona Monte Purga a Velo Veronese.
L’età del Ferro, che ha inizio nel IX-VIII secolo a.C., è testimoniata da numerosissimi ritrovamenti soprattutto tra il V secolo e l’Epoca Romana. Durante questo stesso periodo i villaggi fortificati acquistano una grande importanza che perderanno completamente dopo la conquista romana fino ad essere completamente abbandonati.
Va fatto notare che le grotte non furono quasi mai abitate e che venivano abitualmente usate nell’antichità per le sepolture. Gli uomini preistorici vivevano in capanne oppure in case di pietra.

 

Nel neolitico (10.000 – 5.000 a.C.) si inizia l’attività della pastorizia (capre, pecore, bovini) e dell’agricoltura (orzo e grano), usando i vari Covoli e ripari naturali per l’alloggio dei pastori e del gregge.
 

I romani giunti in Lessinia (II e I sec. a.C.) riutilizzarono gli antichi castellieri come torri d’avvistamento e presidi militari. Si stabilirono nella parte bassa della Lessinia dove costruirono ville per il soggiorno estivo dei Nobili, templi nei pressi di risorgive per venerare le NINFE (donne mitologiche portatrici di benessere e fertilità che si pensava vivessero nei boschi, prati).

La città di VERONA venne costruita nel 49 a.C. e fu considerata la seconda città più importante dopo ROMA; prima della sua costruzione gli ingegneri romani studiarono la zona alla ricerca di fonti d’acqua e trovano delle risorgive nella zona di Montorio (Val Pantena). Costruirono quindi un acquedotto per portare alla città di VERONA l’acqua. Costruirono strade, la più importante era la via Postumia che collegava GENOVA ad ACQUILEIA (148 a.C.).

Con la caduta dell’Impero Romano dal VI d.C. all’anno 1.000 le terre venete erano di proprietà del clero che le diede in affitto. Tali proprietà e potere derivavano ancora dal potere temporale che ricevettero dall’impero romano da parte di Costantino. Il clero si arricchì enormemente e possedeva anche il potere giudiziario. Solo con la fine del 1.100, con la nascita dei comuni, il popolo iniziò a ribellarsi al clero e pagando una somma in LIRE otterranno il riscatto delle terre e l’autonomia nella gestione. Il veneto passò quindi ai comuni.
 
Prima del 1200-1300 le terre della Lessinia erano poco popolate anche per via della folta foresta che ricopriva l’intera zona impedendone la coltivazione ed il pascolo del bestiame. Solo alcuni pastori portavano il bestiame negli alti pascoli da Giugno a Settembre

Nel 1287 avvenne la prima vera colonizzazione ad opera di popolazioni germaniche (TZIMBAR) provenienti dalla vicina Vicenza che si spostarono nella zona orientale (Roverè, Giazza), dedicandosi alla lavorazione del legno, al carbone, alla pastorizia. In quel periodo avvenne un notevole disboscamento per fare spazio ai pascoli oltre che a rimuovere i tanti sassi dai prati che venivano usati poi per la costruzione delle case e dei muretti di recinzione di terreni e bestiame.

La produzione e commercializzazione del ghiaccio avviene intorno al XV secolo continuando sino dopo la seconda guerra mondiale cessando con l’industrializzazione.
Gli Scaligeri (o della Scala) erano i signori che governarono sulla città di Verona tra il 1262 al 1387 favorendo l’immigrazione bavaro-tirolese concedendo alcune esenzioni di tributi in cambio della sorveglianza dei confini tra i centri abitati.
 

L’arrivo e l’aumento di queste popolazioni portò alla nascita delle contrade e alla costituzione dei 13 comuni che rimase sino alla dominazione Veneziana. Le contrade erano gruppi di case costruite dalle famiglie stesse con le pietre e calce della zona e della calce fatta da loro (per fare la calce veniva accesso un fuoco che cuoceva la pietra calcarea per 4 giorni e 4 notti; poi lo si lasciava raffreddare per due giorni, quindi si aggiungeva acqua per sciogliere la pietra e creare la calce), erano orientate a sud per prendere il caldo del sole e piccole finestrelle per non far passare il freddo.

Erano costituite dalla stalla nella parte sottostante e sopra il fienile dove presenti i “bochiroi”: piccole finestrelle tonde nel fienile. Sopra alle porte c’era il pendenèl” ovvero la piccola tettoia in pietra che serviva per proteggerla dalla pioggia. Attaccato al fienile si trova la casa dove nella parte bassa c’è la cucina, camino, tavolo, seggiole e dispensa (tutto l’arredamento venne costruito da loro). Nella parte in alto le camere da letto e sopra a volte il granaio.

Vicino alle case c’era un piccolo orto dove si coltivava patate, verze, rape. Vennero costruite anche delle Malghe d’alpeggio per la produzione del formaggio e burro. Fecero un gran lavoro di pulizia e disboscamento degli alti pascoli, ripulendo il terreno dai sassi usati per la costruzione delle proprie case, dei muri di confine, muri delle strade, delle giassare etc.

 

Tutto si costruiva da soli lavorando il legno: mobili, attrezzi di lavoro, scale interne, letti, finestre, scuri, posate, ciotole. Il frigo era una sorta di gabbia di rete in ferro appesa al soffitto, in una stanza del retro di casa con dentro burro, salame, formaggi, latte. Il letto è dotato a volte di una coperta, le persone hanno un abito per il lavoro ed uno per la festa. In camera da letto un piccolo armadio a 2 ante è più che sufficiente. Niente servizi igienici, molto freddo, in casa le finestre d’inverno sono ghiacciate, l’acqua nel bicchiere durante la notte pure. Poco sapone se non quello preparato in casa facendo bollire le ossa di animali.

Niente acqua corrente, niente luce elettrica. I pochi soldi si guadagnavano vendendo formaggio e burro; si scambiano le uova con caffè, zucchero, tabacco.

Nel 1.600 la povertà era diffusa e quasi un fatto normale tra il popolo. I nobili erano molto ricchi e guadagnavano dalle proprietà date in gestione. Il banditismo era molto diffuso, e si manifestava con omicidi, violenze e furti. Con le guerre tra signori i contadini venivano portati via dalle campagne per combattere e ciò procurava ulteriori problemi per mancanza di forza lavoro. Inoltre ci fu una terribile pestilenza nel 1630 che decimò la popolazione: Verona aveva 50.000 abitanti e ne rimasero solo 20.000 dopo solo un anno.

Con il passaggio del veneto agli Austriaci (1797) vennero smantellati tutti i privilegi ecclesiastici, rendendo la proprietà libera dal controllo dei signori e del clero. Rifecero il catasto di terreni ed edifici ed organizzarono le scuole, il commercio, l’amministrazione.
Ma finito il periodo Austriaco (1866 con l’annessione del Veneto al regno d’Italia) nuove terribili malattie piombarono sulla popolazione: tifo, colera, peste andando ulteriormente a mietere vittime.

Anche una terribile malattia colpì l’agricoltura portando molti contadini ad abbandonare il territorio ed emigrare verso le città o addirittura all’estero.

Questa emorragia di persone terminò solo con la fine della seconda guerra mondiale grazie anche alla meccanizzazione dei lavori di campagna che riportò le persone ad occuparsene.

Le strade arrivano solo con la prima guerra mondiale del 15-18 grazie al genio militare Italiano, prima c’erano piccoli sentieri sterrati e si sfruttava molto i fondivalle.

Alla fine del XIX secolo e negli anni ’50 iniziò la migrazione verso i centri abitati della pianura e all’estero, provocando uno spopolamento del 30%.

In passato i vigneti erano pochi perché servivano solo per l’economia locale. Le abitazioni agricole erano chiuse in corti autosufficienti; il frumento veniva trasformato in casa per produrre il pane, il mais per la polenta, l’uva era vinificata nelle proprie botti di rovere, c’erano piccoli allevamenti di mucche, maiali e animali da cortile per fornire latte, burro, salumi e carni.
Si estrae il marmo rosso Verona e la scaglia bianca soprattutto nella zona di Sant’Anna d’Alfaedo dove sono presenti 40 cave (pietra di PRUN). Nelle cave sono stati ritrovati molti fossili dagli operai: tartarughe, squali, pesci risalenti a 70 milioni di anni fa (visibili nel museo di Sant’Anna)
 
BRIGANTAGGIO
Tra il XVI e XIX secolo ci fu un grosso problema di delinquenza in Lessinia per via del brigantaggio che portò morte e violenza nel territorio, con agguati in strada, furti e violenze nelle case. Le principali cause furono le carestie e le epidemie (peste e colera), le guerre. Erano persone singole o piccole bande di briganti che assaltavano le case rubando, bastonando e violentando. Anche ai commercianti che scendevano verso valle con i carri venivano derubati, così che alla fine si arrivò ad accordarsi con i briganti stessi pagando un pizzo per essere lasciati stare.
 
PARCO DELLA LESSINIA
Istituito nel 1990 copre 10.000 ettari nella parte nord della Lessinia, per proteggere e conservare le tante testimonianze storiche del luogo e della biodiversità di flora e fauna.

Il parco dei Mulini (a Molina) è stato anch’esso istituito per proteggere la bella zona che una volta vedeva la presenza di tanti Mulini con macine.

Ogni anno all’inizio di giugno gli allevatori della Lessinia portano il bestiame negli alti pascoli, dove i bovini respirano aria buona e mangiano erba fresca. Scendono verso settembre. Grazie all’alpeggio gli animali oltre a nutrirsi di erba buona, tengono puliti i terreni da spini e rovi. Negli alti pascoli è forte la presenza della Malga (circa 84 all’interno del parco), struttura costruita con lastame o blocchi di rosso ammonitico, era suddivisa nel BAITO e nella CASERA destinati alla lavorazione e trasformazione del latte in formaggio, burro. Si trovano parecchie pozze usate per l’abbeveraggio del bestiame, e dal XV secolo per la produzione del ghiaccio per le famiglie, macellai, alberghi, ospedali che continuò fino al 1950 circa.

Nella parte della media Lessinia forte è la presenza delle contrade, antiche costruzioni murarie che servivano come alloggio delle famiglie, come stalla per il bestiame e ricovero degli attrezzi. Le case erano costruite a mo’ di corte, come naturale espansione di una casa alla quale si collegava la successiva, per via dell’allargamento della famiglia.

Sotto c’era la stalla, sopra la cucina e letti, di solito in un unico ambiente. Erano ben orientate a sud per godere del caldo del sole, presentavano piccole finestrelle nella parte verso nord che non venivano mai aperte per non far entrare il freddo gelido portato dai venti. Le case erano costruite dalle stesse famiglie usando i blocchi di pietra estratti dalle cave della zona, sovrapposti a secco o con un po’ di calcina. Il locale dentro era davvero molto spartano, un camino per il fuoco, un tavolo, qualche seggiola, i primi fornelli a carbone.

La produzione del carbone avveniva ad opera dei boscaioli che dopo aver tagliato la legna in fascina questa veniva lasciata essiccare per 10-15 giorni e solo dopo la si accatastavano a mo’ di cono alto 2-3 metri, chiuso per bene con foglie e terra per non far entrare ossigeno, dove all’interno nella parte sottostante accendevano un fuoco che lentamente crea una combustione che senza bruciare la legna la andava ad essiccare grazie all’evaporazione. Tale operazione durava 4-5 giorni, e si vedeva il classico fumo bianco all’inizio (l’acqua evaporata), per diventare blu quando il processo di carbonizzazione era terminato e si raccoglieva per poi venderlo in paese agli artigiani e alle famiglie (per cucinare e per il ferro da stiro).

Si produceva anche il ghiaccio d’inverno, con apposite pozze rese impermeabili con argilla, dove l’acqua ghiacciava. A primavera venivano tagliati blocchi di ghiaccio lunghi circa 1-2 metri e spessi 15 centimetri. Le lastre veniva quindi depositate in profondi pozzi circolari di 15-18 metri con un diametro di circa 10 metri. Tra un blocco e l’altro si metteva della paglia o delle foglie secche per evitare che i lastroni di ghiaccio si incollassero tra di loro. Successivamente i blocchi di ghiaccio venivano venduti a valle e Verona, trasportandoli su stretti e lunghi carri trainati da buoi che percorrevano i sentieri della montagna.
 
CIMBRI (Italianizzazione della parola TZIMBAR che vuol dire Taglialegna era una comunità di coloni ben organizzata con preti ed insegnanti)
I primi veri cimbri provenienti dalla DANIMARCA si insediarono a nord del PO nel 102 a.C. Con l’arrivo dei ROMANI il popolo fu sterminato.

I successivi Cimbri, di origine bavaro-tirolese, si spostarono intorno al XII secolo dalla vicina Vicenza, nella parte orientale della Lessinia, sembra a Roverè.

Da qui colonizzarono la media alta Lessinia fondando nel tempo 13 importanti comuni; molto importante fu Giazza dove ancora oggi sono vive alcune tradizioni cimbre con gli ultimi anziani che parlano l’antico dialetto tedesco.

Ottennero privilegi ed esenzioni di tributi dai Vescovi di Verona, in cambio del controllo dei confini e della cura del territorio. Le loro attività erano la produzione della calce per la costruzione delle contrade, produzione e conservazione del ghiaccio, produzione del carbone, allevamento e coltivazione.

I TROMBINI erano dei fucili che pesavano anche 80 kg usati dalle milizie cimbre per difendere i confini settentrionali della Lessinia. Si carica versando polvere da sparo nella canna e comprimendola con asta e mazza, e si spara accompagnando il forte rinculo con mezzo giro del busto.
Erano molto religiosi con una particolare devozioni verso il culto dei santi che a volte venivano eretti anche a ricordo di importanti catastrofi come epidemie, peste, colera oltre che ad imbonirsi i santi.
 
CULTO DEI SANTI

La popolazione cimbra, ma in generale il popolo della Lessinia, è sempre stato molto religioso con una forte riverenza verso il culto della Madonna e Santi. Si trovano infatti, ancora oggi, molti segni di questa divinazione lungo le strade e contrade del territorio. Nel XII secolo la gente metteva dei lumicini negli angoli bui della contrada o lungo alcune strade per fare luce e per evitare agguati di briganti. Successivamente venne l’idea di mettere dietro il lumicino anche la foto di un santo per non farlo splendere a vuoto e magari per scoraggiare i briganti.

Nel corso dei secoli questa semplice immagine si trasformo in vere e proprie sculture: cippi, croci votive, edicole, capitelli, nicchie, colonnette, cappellette. Nel 1600 ci fu una enorme pestilenza nella zona del Lago di Garda e Veneto. La popolazione si dimezzò. I montanari pensarono quindi di propiziarsi la Beata Vergine ed i santi (San Rocco e San Sebastiano) erigendo pietre lavorate con le loro raffigurazioni.

Una antica leggenda della zona di Bolca (contrada Casoni) racconta di un pastore che volendosi spostare a vivere a valle, portò con sé un’immagine raffigurante la madonna con bambino presa da un capitello in pietra del 1849. Mentre scendeva sentiva sempre maggior fatica e si accorse che il peso di questa madonnina in pietra aumentava sempre di più fino ad impedirgli di proseguire. Ad un certo punto non riuscendo più a proseguire, cominciò la risalita per tornare e si accorse che il peso si alleggeriva sempre di più. La madonnina venne quindi lasciata nel suo capitello.

S. ROCCO + S. SEBASTIANO: Invocati quando infuriava la peste
S. EURASIA: per aiutare e modificare le situazioni meteorologiche avverse
S. VINCENZO: raffigurato con l’indice rivolto verso il cielo e con l’altra mano che tiene in mano un libro dove scritto “Liberaci signore dai fulmini e dalla grandine”
S. ANTONIO: a cui la popolazione contadina era particolarmente devota e affidava la protezione dei propri animali
S. BARBARA: protettrice della polvere da sparo ed esplosivi in generale (per i lavorati delle cave)
 
VULCANI
Le colate laviche basaltiche si possono visitare sul Bellocca e in località Campo Rotondo.
Monte Purga è un antico cono vulcanico.
 
GROTTE
Covoli di Velo sono gallerie scavate dall’acqua e dove l’Orso speleo o orso delle grotte trovò rifugio fino a circa 18.000 anni fa; i suoi resti sono visitabili nel bel museo Geopaleontologico a Camposilvano.
 
FORTI
Per via della dominazione Austrica del 1800 (il veneto fu annesso all’Austria nel 1814) sul confine Veneto-Austriaco sono stati costruiti dagli stessi austriaci diversi forti per controllare la chiusa dell’Adige a Ceraino.
  • Forte di Rivoli
  • Chiusa di Ceraino
  • Forte di Ceraino
  • Forte di Monte
Poi nel 1866 il Veneto passa al Regno d’Italia ed il confine naturale con l’Austria si sposta a quello che oggi conosciamo con il confine tra Veneto e Trentino.
Nella prima guerra mondiale 1914-18 i forti vengono reimpiegati dagli Italiani contro gli Austriaci e la Lessinia viene anch’essa dotata di trincee, forti ed il confine viene costantemente controllato.
 
MUSEI
  • Museo dei Cimbri a Giazza
  • Museo dei Fossili a Bolca
  • Museo dei Trombini a San Bortolo delle Montagna
  • Museo Geopaleontologico a Camposilvano
  • Museo l’uomo e l’ambiente a Bosco Chiesanuova (alpeggio, pastorizia, l’uomo, la calce, il carbone, la tessitura)
  • Museo Paleontologico e Preistorico a Sant’Anna d’Alfaedo (reperti del monte Loffa)
 
CARSISMO

Ponte di Veja (creatosi come crollo della grotta circa 60.000 anni fa) è l’ingresso di un’antica enorme grotta carsica; la distanza tra le basi dei piloni di calcari grigi oolitici è di 52 metri, mentre l’arcata spessa 9 metri è di rosso ammonitico e dista da terra 29 metri. Questo luogo fu visitato dal famoso Dante Alighieri che ne scrisse nella divina commedia.

Gli strati geologico sono così formati:

  • Scaglia veneta rossa (cretaceo superiore 95-65 milioni)
  • Biancone (cretaceo 135-65 milioni)
  • Rosso Ammonitico (giurassico superiore 160 – 135 milioni)
  • Calcari oolitici di San Viglio (cretaceo 175-160 milioni)
  • Calcari Grigi
  • Dolomia
La pietra che si estrae dalle cave soprattutto nella zona Sant’Ambrogio Valpolicella e Sant’Anna d’Alfaedo è il Biancone ed il rosso Verona. Queste pietre sono state estratte sin dall’epoca dei Romani (II e I° sec. a.C.), usate in passato per la costruzione di contrade, muri a secco, recinzioni per bovini e pascoli; mentre ai tempi nostri per lastricare i marciapiedi di Verona e per la produzione del marmo di Verona che in realtà non è un vero marmo come può esserlo quello di Carrara, ma piuttosto una roccia sedimentaria levigata.
 
VILLE

Le principali ville Venete nascono durante la dominazione delle Serenissima (1400-1800) ad opera dei nobili di Verona e Venezia che fanno a gara per avere i migliori terreni più fertili sulle colline, lasciando quindi ai poveri contadini i terreni peggiori aggravando ulteriormente le loro precarie condizioni di vita.

A Negrar visitare il Parco Nazionale di Villa Rizzardi (54.000 metri di parco all’inglese e italiana). In piazza a Negrar si può visitare il campanile datato 1101.
A Gargagnago villa Serego Alighieri fondata dal quartogenito dell’antico poeta intorno 1340 ed oggi ancora dei discendenti della dinastia Alighieri.
 
PERCORSO A SAN GIORGIO VALPOLICELLA

La chiesa parrocchiale di Gargagnago è stata costruita nel 1378 e solo nel 1820 assume l’attuale stile neoclassico assomigliando ad una villa veneta.

A Gargagnago villa Serego Alighieri fondata dal quartogenito dell’antico poeta intorno 1340 ed oggi ancora dei discendenti della dinastia Alighieri.

Nella vicina Sant’Ambrogio nella chiesa è presente una teca d’argento e cristallo con i frammenti in legno della croce di Gesù, un pezzetto di velo bianco e rosso con tracce di sangue di Gesù.

San Giorgio Valpolicella era già popolato in epoca antica; passarono i Reti, i veneti e gli etruschi. Fu costruita una necropoli ed un tempio.

I primi veri insediamenti furono ad opera degli Arusnati (discendenti dei cavernicoli che arrivano nella Valpolicella intorno a V sec. a.C.) che qui costruirono dei laboratori per la lavorazione del ferro al fine di costruire attrezzi da lavoro e di caccia. Piantarono per primi la Vite per produrre il vino all’epoca chiamato RETICO oggi meglio conosciuto come Recioto.

I romani arrivarono nel territorio nel II a.C., ricostruirono il tempio e un’ARA usata per i riti propiziatori ed i sacrifici verso il DIO SOLE e la DEA LUNA (l’ARA è oggi ancora presente nella chiesa e sopra di essa vi è posta una colonna con una scritta in latino), si dedicarono all’estrazione delle rocce dalle cave per monumenti e per la città di Verona, alla produzione del vino, all’ allevamento e all’agricoltura. Nella chiesa è ancora presente il “TURIBOLO” in bronzo dove veniva messo dell’incenso da bruciare.

San Giorgio fu un importante centro religioso pagano sino al VI d.C. Successivamente il cristianesimo soppiantò il paganesimo e l’impero Romano vide la sua fine nel 476 d.C. Venne costruita la Pieve ed il Ciborio (Pieve derivata dalla parola latina PLEBS che vuol dire popolo; la prima PIEVE fu quella di Grezzana fondata nel V sec. d.C.) intorno al 712 d.C, mentre la torre ed il chiostro verso il XII secolo; la Pieve serviva come luogo per impartire il battesimo, per formare i chierici e per raccogliere la decima (ovvero la decima parte dei raccolti dei contadini che veniva poi suddivisa nel quarto; serviva al sostentamento del clero), dietro si trova un museo archeologico dell’età del ferro dove erano presenti laboratori (vi soggiornarono gli ARUSNATI). Successivamente viene abbandonata ed usata come abitazioni. La zona era utilizzata per la cavatura delle pietre usate per i monumenti romani e la costruzione della città di Verona e altre città.
 
 
PERCORSO PONTE TIBETANO
Si trova nella Valle di Marano che assieme alla valle di Fumane e di Negrar formano la Valpolicella.

Qui è presente l’antica malga Biancari, usata all’epoca per portare il latte da lavorar e produrre formaggio, burro.

I boschi presenti sono di tipo ceduo, ovvero usati per il taglio e la produzione del carbone un tempo ed oggi per legna da ardere o paleria. Il taglio avviene ogni 9-20 anni.

Il ponte Tibetano è stato costruito nel 2012 ed è costato 100.000€. Lungo 52 metri e sospeso a 40 metri si trova proprio sopra la bellissima Val Sorda, dove presenti anche i Covoli del Diavolo ed il Buso Streto usate secoli fa come riparo e luoghi di sepoltura.

La vegetazione si presenta di tipo pluviale nel fondovalle, con felci e muschi, oltre al classico ontano nero, tiglio, acero, carpino bianco, orniello, roverella, carpino nero.
La fauna della valle vede il gambero di fiume, la salamandra, il rospo, la rana, mentre come mammiferi nei boschi si trova il riccio, la volpe, la talpa, scoiattolo, tasso, cinghiale.
 
PERCORSO CASAROLE
La contrada a Casarole nasce nel 1700 e nel 1820 viene costruito il riparo sotto la contrada, che sarebbe servito come rifugio nel caso di maltempo o come ricovero per gli attrezzi.

Nel 1900 questo riparo viene abbandonato ma poi nel 1902 un certo ADELALDO ricercatore, naturalista e archeologo vi soggiorna per alcuni mesi, ma viene subito mandato via dagli abitanti di Casarole e si trasferisce nella piccola grotta sotto dove rimane per diversi anni.

Un giorno in una di queste grotte trova la refurtiva rubata dalla chiesa di Breonio e così gli abitanti lo ringraziarono concedendogli di rimanere nel rifugio. Si nutriva di un piccolo orto e alimenti che gli venivano donati.

Preparava medicinali a base di erbe ed aiutava ad alleviare il dolore alla schiena delle persone del luogo appendendole per i piedi a testa in giù.
Durante le due guerre alcuni disertori si nascosero nelle grotte qui sotto e le madri raggiungevano Adelaldo con il cibo da consegnare a queste persone.

Muore d’infarto nel 1953.

Qui vicino c’è la grotta di SEMALO con una enorme entrata coperta da cascata alta 30 metri e la grotta di PEI nell’omonimo paese.
 
CORNO D’AQUILIO
Il corno d’Aquilio si trova a 1545 metri dal livello del mare ed il suo innalzamento avviene circa 30 milioni di anni fa quando le terre che oggi si vedono emergono dal mare di TETIDE.

La spluga(voragine) della Preta(la valle che congiunge il Corno Mozzo con il Corno d’Aquilio) è profonda 870 metri, ha un enorme cono di ingresso del diametro di 18 metri che scende per 15 sino al buco largo 3 metri. Presenta 3 sale di ingresso a 130 metri, 110 metri, 88 metri. I pozzi si sono formati milioni di anni fa.

La grotta del Ciabattino, è legata ad una leggenda dove il ciabattino(che era un pastore) si trovava con le sue pecore in una notte di luna piena, nella zona della Spluga dove vede le cornacchie che gironzolavano, trasformarsi in Streghe. Scoperto, corre a rifugiarsi nella grotta, ma le streghe lo inseguono e lo trasformano in una stalattite, mentre le pecore diventarono nuvole.

 

D’estate si assiste ad una inversione termica dove l’aria calda che entra si raffredda e dà vita ad una nuvola in sospensione (la grotta presenta un ingresso alto per cui fa entrare aria fredda che si mantiene anche d’estate infatti veniva usato come frigorifero naturale dai pastori)